Per chi a Pasqua e Pasquetta non può rinunciare ad accendere la brace, alcuni errori possono trasformare la grigliata in un disastro. Perché il barbecue vero, quello americano, non è improvvisazione da giardino: è una disciplina fatta di temperatura, pazienza e rispetto della carne.
Con le prime grigliate di stagione, Giovanni Baratta, socio di Joe Bastianich e tra i protagonisti della nuova generazione di pit master italiani, presente a BBQ Expo (11-14 aprile a Fiere di Parma, in contemporanea con Butcher Show), mette in fila dieci errori che possono rovinare un barbecue prima ancora che inizi.
Classe 1992, nato il 4 luglio – giorno dell’Indipendenza americana – Baratta ha costruito il proprio percorso partendo dal gradino più basso della filiera: consegne in motorino, poi la sala, poi la cucina. Un apprendistato lungo e concreto che lo ha portato a contribuire alla diffusione del barbecue in Italia in una fase ancora pionieristica, girando il Paese tra eventi e manifestazioni dedicate.
La svolta arriva nel 2021, quando Joe Bastianich entra nel locale romano dove Baratta lavora, assaggia e decide di coinvolgerlo in un nuovo progetto a Milano. Inizia come consulente ma, dopo pochi mesi di risultati concreti, entra nella società acquisendo il 10% delle quote. Oggi il gruppo conta sei locali e 67 dipendenti, segno di come il barbecue stia diventando anche in Italia un settore gastronomico strutturato.
Per Baratta il barbecue non è una singola tecnica ma una vera geografia gastronomica. Dal maiale intero della South Carolina al brisket texano, ogni territorio americano ha una propria identità, i propri tempi di cottura e un equilibrio preciso tra carne, fumo e salsa. I suoi riferimenti vanno da Charleston ad Austin, fino alle nuove sperimentazioni europee tra Londra e Copenaghen, dove studia tecniche di affumicatura e maturazione delle carni.
Negli ultimi anni questa cultura ha iniziato a strutturarsi anche in Italia: crescono allevamenti specializzati, nuove generazioni di macellai e un pubblico sempre più attento alle lunghe cotture e all’affumicatura.
Ed è proprio quando arrivano le prime giornate di sole e le tavolate di festa – Pasqua compresa – che queste regole diventano decisive. Perché nel barbecue la differenza tra un piatto memorabile e una grigliata epic-fail spesso si gioca su dettagli apparentemente minuscoli.
Per questo Giovanni Baratta ha messo in fila un piccolo manifesto tecnico: dieci errori che possono compromettere un barbecue prima ancora che inizi. Con un principio da non dimenticare: il barbecue non perdona la fretta.
Il decalogo: dieci errori da evitare nel barbecue
1. Non far riposare la carne dopo la cottura
Il riposo è fondamentale per permettere al collagene di trasformarsi correttamente in gelatina e redistribuire i succhi all’interno della carne.
2. Aprire continuamente il forno o lo smoker
“If you are looking, you are not cooking”: controllare troppo spesso altera temperatura e umidità.
3. Non mantenere costanza termica durante lo stallo
La fase tra i 65° e i 75° C è cruciale: sbalzi di temperatura possono compromettere la cottura lenta.
4. Sbagliare il verso di taglio della carne
Il taglio è un’arte: negli Stati Uniti la figura del “cutter” può essere pagata anche più del pit master.
5. Usare legna con fumo sporco
Il fumo deve essere bianco e pulito. Se è grigio o nero significa che la combustione non è corretta.
6. Applicare il glaze troppo presto
Mettere la glassa in anticipo può generare un gusto amaro e una superficie bruciata.
7. Strizzare la carne per fare scena
Una pratica diffusa nei video social, ma devastante per la succosità reale della carne.
8. Buttare i ritagli del trimming
Il barbecue nasce come cucina di recupero: i ritagli sono parte integrante della lavorazione.
9. Sbagliare la materia prima
Per un brisket di livello serve carne con adeguato grasso intramuscolare: l’Angus resta uno standard di riferimento.
10. Confondere il “fall off the bone” con la perfezione
Nella costina americana l’osso non deve sfilarsi completamente: la carne deve restare ancorata ma morbida.
